categorie > Economia
I titoli di stato ed il debito pubblico. La storia che lo stato non può fallire è falsa e ingannatrice.
12 maggio 2010
In Italia, a marzo 2010, la disoccupazione sale all'8,8%. Il FIM prevede per l'italia una crescita più contenuta rispetto agli altri paesi europei Francia e Germania in particolare, e avverte se l'Italia non diventa più competitiva corre il rischio di non uscire dalla crisi.
11 maggio 2010
In calo gli occupati e in aumento i senza lavoro, la situazione provinciale. A Brescia l'occupazione resiste alla crisi?
10 maggio 2010
La disoccupazione, quando i numeri deformano la realtà. La disoccupazione reale, quella che i dati ufficiali nascondono. Sommiamo le percentuali che vanno sommate e il risultato è ben diverso.
Secondo i dati ufficiali, che l'Istat ha reso noto qualche giorno fa, il tasso di disoccupazione in Italia è all'8,6%. Tasso decisamente inferiore alla media dell'area Euro, che risulta essere pari al 10,%, mentre quello spagnolo sarebbe pari al 19,1% e quello degli Stati Uniti del 9,9%. Il tasso di disoccupazione è un indicatore sintetico e molto specifico del mercato del lavoro, perché riguarda soltanto la parte esplicita della disoccupazione. E' un indicatore molto intuitivo e di facile compressione che piace ai mezzi di comunicazione di massa e ai politici, ma non rappresenta appieno la realtà del mercato del lavoro italiano. In altre parole è un indicatore ad alto impatto comunicativo, ma ingannevole perché tralascia di conteggiare, dietro una definizione puntuale, ma del tutto discutibile, due componenti dei senza lavoro che di fatto devono essere compresi: i cassaintegrati e gli scoraggiati. I cassaintegrati, disoccupati a tutti gli effetti, ma che per ragioni formali sono compresi tra gli occupati e gli scoraggiati, veri disoccupati occulti per le statistiche ufficiali, sono le persone disponibili a lavorare ma che nell'ultimo anno non stanno cercando lavoro. Sono scoraggiati dalle difficoltà del periodo che stiamo vivendo. Questi lavoratori, senza lavoro, per il fatto che non stanno cercando lavoro da una anno, sono considerati inattivi, cioè non lavoratori e sono conteggiati tra gli inattivi, non forza lavoro. Secondo i dati ISTAT nel 2009 erano ben 1.360.000, pari al 5,2% della Forza lavoro (conteggio nostro), che sommati alle persone in cerca di una nuova occupazione (1.941.000 = 7,5%), fanno 3.301.000 pari al 12,7% e non 7,5%.
Se poi a questi 3.301mila aggiungiamo i 777mila (3%) cassaintegrati (dato riferito al I trimestre 2010, mentre gli altri dati riguardano la media 2009), la percentuale dei senza lavoro in Italia sale al 15,7%. Ben lontana dal 7,5% (il conteggio è stato fatto sui dati 2009).
Il primo è il dato degli "scoraggiati dal cercare lavoro", che ammontano al 4,1% della forza lavoro. Gli scoraggiati sono coloro, uomini e donne, giovani ed anziani, che non hanno lavoro, ma che non sono neppure disoccupati perché al momento della rilevazione statistica il lavoro non lo stanno cercando a causa dello stato del mercato del lavoro ("non cerco lavoro perché tanto so che non lo troverò), sono i senza lavoro disperati, i senza speranza.
Sappiamo che in Italia, ad aprile, il tasso di disoccupazione è salito all'8,6%, mentre non si dispone del dato relativo agli scoraggiati, senza il quale il conteggio puntuale non è possibile.
Ma credo che questo basti a far comprendere come un dato, pur essendo nella sua definizione logica corretto, si presti ad interpretazioni ed usi arbitrari, soprattutto quando si vuol dimostrare la bravura dell'operato del Governo senza averne i meriti. Dire che l'Italia sta meglio della Spagna, in termini di occupazione, è dire la verità, ma dire che in Italia i senza lavoro rappresentano il 7,5% della forza lavoro è affermare una balla. Non è la stessa cosa dire che tra l'Italia e la Spagna ci sono 11,6 punti percentuali di differenza, quando in realtà la differenza è di soli 3,4% punti percentuali. Certamente la Spagna sta male, ma l'Italia non sta bene.
Qualcuno potrebbe obiettare sull'opportunità di questa operazione, assicuriamo la perfetta correttezza, le percentuali si possono sommare perché riguardano lo stesso aggregato, la forza lavoro, la popolazione di età compresa tra i 15 ed i 64 anni, che vorrebbero lavorare e che non lavorano perché sono senza lavoro.
Il problema dell'opportunità di considerare gli scoraggiati e i cassa integrati disoccupati a tutti gli effetti è noto da sempre in ambiente ISTAT, ma non si comprende perché non venga risolto una volta per sempre. Il lato comunque positivo di questa questione è che il dato esiste e viene pubblicato.
20 maggio 2010
Scudo fiscale: un modo per rendere legale l'illegalità, l'evasione totale, consentire di rinvestire soldi di dubbia provenienza in modo legale e rimanere nell'anonimato, in cambio del 5%. Con lo scudo fiscale onore e gloria ai disonesti che hanno fatto soldi in modo illegale e ora finalmente possono mostrare i loro gioielli in pubblico senza perdere la faccia. Con lo Scudo Fiscale l'Italia ha introdotto il riciclaggio di Stato.